domenica 18 febbraio 2018

+7 *** LE COSE CHE NON TI HO DETTO *** BRUNO MORCHIO (o della fine del settimo libro nel 2018)

ho finito di leggere questo libro qualche giorno fa ma per una serie di motivi futili e non, riesco a parlarne solo ora (ma perché mi sono imposta di farlo, mi sono messa da parte questi minuti apposta...).
è succeduto a Rossoamaro, sempre di Morchio, e forse è questo motivo per cui non l'ho trovato coinvolgente come il precedente. un po' come se Bocelli uscisse sul palco a cantare una qualsivoglia aria di opera lirica, dopo che Pavarotti ha cantato Nessun dorma. per dire...
non che sia un brutto libro, no, anzi, solo che mi sono trovata meno immersa nella storia come mi era successo con le vicende di Bacci Pagano preso tra la realtà e il passato dei partigiani genovesi.
Questa volta Pagano si trova suo malgrado a far da medicina a uno psicoterapeuta in crisi di identità e in crisi con la moglie, di fatto omosessuale e che intrattiene una relazione con un'androgina giovane donna.
tra creuze de ma, caruggi, strade che portano a Sant'Ilario e intrecci con la storia parallela di Jasmine, già trovata in Rossomaro, Bacci troverà modo e tempo di ripensare al suo rapporto con Mara, l'amore di sempre, e di organizzare la festa di diciotto anni per sua figlia Aglaja, con la quale all'orizzonte si profila un ritorno di rapporto sincero.

apprezzo sempre la penna di Morchio, non fosse altro perché mi riporta per le strade della mia città del cuore 💖 ma ecco che qui sono stata meno coinvolta e isolata dalla realtà durante la lettura, aspetto che ritengo fondamentale per la riuscita di un romanzo.

subito dopo ho iniziato Incubi e deliri, tornando quindi a King, per riprendere la strada verso IT così come mi ha indicato il mio insegnante A. 😊 e una cosa che mi ha divertito, come sempre, è stata la lunga prefazione dell'autore, chiusa con un meraviglioso invito al lettore:


anche questa è una raccolta di racconti, 706 pagine che mi terranno impegnata per un po'; sono appena all'inizio, ho letto il primo racconto La Cadillac di Dolan ed ora ho per le mani La fine del gran casino il cui titolo originale ho scoperto poco fa essere The end of the whole mess, quindi per questa volta la traduzione è stata fedelissima. bene.

intanto fuori è domenica pomeriggio e la giornata è di un uggioso che di più non potrebbe... 😐

Love,
MC

mercoledì 7 febbraio 2018

C'E' SEMPRE UN PO' DI TRAMONTO...

un paesaggio al tramonto e ho di nuovo modificato la grafica del blog. 😎
non è una cosa che faccio spesso, ma quando mi prende, poi ci passo le mezze ore a vedere, scegliere, cambiare i colori, le grandezze, il tipo di carattere...
per quanto mi avvalga di immagini e impostazioni già scelte da altri per evidenti incapacità in fatto di costruzione di siti web (ecco, mi servirebbe un amico smanettone che si immolasse alla causa e mi aiutasse...ma mi manca nella lista!) cerco di renderlo il più possibile specchio della mia personalità, almeno di quella di quel momento.

io, nel tramonto dell'Alto Adige...
la giornata di oggi porta a stare al chiuso, piove e fa freddo e quindi, libera dal lavoro, la sto trascorrendo tra lettura del nuovo caso per Bacci Pagano  -sul letto, con la copertina di pile addosso- il pc -con accanto la tazza tirolese della tisana, sempre tirolese 😍 dove si sente il profumo dei campi di fieno appena tagliato- e pensieri vari nella testa, tra cui domande presenti dal risveglio, che hanno trovato risposte.
tra queste una, ovvero la netta, forte, concreta presa di coscienza che non potrò fare a meno di alcune persone ormai parte della mia vita. non più, non adesso e nemmeno in futuro.
rendermi conto di questo mi ha fatto sentire viva, oggi. un po' più viva di ieri e di ieri l'altro.

ma andiamo avanti, perché nonostante queste cose belle, alcune molto bellissime -e non intendo la tisana nella tazza tirolese o Bacci Pagano-  c'è sempre un po' di tramonto nella mia vita, un po' di penombra, una dose di luce calante che, se normalmente fa vedere particolari in altri momenti nascosti e avendo del bello in sé, da un po' di tempo associo a uno stato d'animo malinconico, a tratti amaro.

di questo si tratta, questo sento sulla lingua dal famoso 23 maggio e poi dal 6 luglio 2017, momento del passaggio effettivo, ufficiale, definitivo, da un tutto sommato piacevole paesaggio ombreggiato, a tratti soleggiato e caldo, con momenti di vento e autunno e qualche scroscio d'acqua, a un deserto totale, dove aridità completa e assenza di riparo la fanno da padrone.
una Valle della Morte per impiego, praticamente.
sì, mi riferisco al lavoro; al cambio di padrone, più che altro, ecco.
ha sempre il coltello dalla parte del manico, il capo, sempre, mica dico di no, ma se fino a questa estate ci sembrava di avere anche noi una posata in mano con cui poter fare qualcosa, ogni tanto, da luglio ci siamo ritrovati sì e no con uno stuzzicadenti, per giunta inumidito, che si piega da solo senza manco farsi sentire appuntito.
sto provando direi quotidianamente un senso di impotenza, frustrazione, rabbia, insofferenza mai provate prima, mai così tanto, mai così di continuo. il lavoro è lo stesso da otto anni, ormai, io sono più o meno la stessa (più vecchia di otto anni, occhei) e se prima ne uscivo diciamo normale ed oggi incazzata ogni volta....qualcosa dipenderà anche dal capo. o no?
la domanda ha una risposta e non è negativa.

si cerca di tener duro, ci facciamo forza a vicenda tra colleghi, ci ascoltiamo e aiutiamo, ma non sempre è facile, non sempre si trova la spinta.
il calendario gira, l'orologio pure, ma è sempre l'ora del tramonto. e la cosa non torna.
ha da andar via 'sto sole, prima o poi, per risorgere chiaro e limpido, per mostrarci una valle fertile e verdeggiante, dove cambia il tempo, certo, ma dove ci sono rifugi lungo il cammino, per ripararsi dalla pioggia più forte...perché comunque sia, è anche bello camminare sotto la pioggia leggera, quando il sentiero è sicuro e senza pericoli. parola di girlscout.

Love,
MC

+6 *** ROSSOAMARO *** BRUNO MORCHIO (o della fine del sesto libro nel 2018)

la pausa dal maestro King l'ho fatta sterzando verso il noir italiano e con campanilismo, visto che Bruno Morchio è genovese e racconta le indagini di Bacci Pagano tra le vie di Genova e anche più in là, un po' in Riviera e un po' nell'entroterra ligure.
è un piacere anche per gli occhi, quindi, oltre che per la mente, per me, perché posso vedere le cose che descrive...perché ci sono stata. non capita tutti i giorni!

Piazza De Ferrari... (ci devo tornare!)
Bacci Pagano è un ex poliziotto che abita nei carruggi del centro storico e che ora fa l'investigatore privato. da lui passano in tanti, di tanti tipi. questa volta riceve la commessa da un vecchio professore tedesco il quale vuole sapere nome e volto del suo fratellastro. dice infatti che la madre, giovane partigiana genovese incinta di un ufficiale tedesco, dopo averlo dato alla luce in Germania, dopo la fine della guerra abbia avuto un altro figlio dal matrimonio col suo amore di sempre, con il Biscia, un giovane ex partigiano, anche lui genovese.
Bacci chiede, si informa, parla, domanda, incontra anziani partigiani genovesi ma sembra non venirne a capo...
la storia si alterna con la vicenda di Jasmine, prostituta ivoriana salvata da Pagano dalle grinfie del suo aguzzino e ricoverata all'ospedale San Martino, in bilico tra la vita e la morte. Bacci dirà al suo committente teutonico di aver accettato questo incarico per non impazzire, in attesa di un verdetto dei medici, fuori dalla camera di Jasmine.

il bello di questo romanzo è l'abilità di far respirare a noi giovani, ignare generazioni, l'atmosfera degli anni di guerra, i sotterfugi, le vendette, le ritorsioni di una parte in seguito all'attentato fatto dall'altra...e la cosa ancora più bella è che fino alla fine, ma fino alla fine veramente, non si capisce se questo fratello (o sorella?) esista davvero e dove sia. al punto che, quando è chiaro, messo nero su bianco, sono dovuta tornare indietro a rileggere, pensando ma davvero??
è così che deve essere un noir, lasciarti fino all'ultimo senza la verità. non sono un'esperta, ma penso che quando questo accade, allora abbiamo per le mani un libro riuscito!

presa dall'onda dell'entusiasmo per il mio concittadino, ho iniziato Le cose che non ti ho detto, così con questo sono a cinque romanzi letti di Morchio.

fuori piove, giorno libero...vado a leggere!

Love,
MC

sabato 3 febbraio 2018

+5 *** NON BASTA DIRMI TI AMO *** DANIELA VOLONTE' (o della fine del quinto libro nel 2018)

lo sapevo che sarebbe finito velocemente, questo libro, ma come dicevo la letteratura da femmina sotto l'ombrellone per forza di cose impegna poco -e qualche volta serve anche, pure a fine gennaio.
la così facile letteratura della Volonté mi ha però in qualche modo coinvolto e più di una volta mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi. sarà perché ha descritto situazioni plausibili o emozioni che ho vissuto sulla mia pelle...fatto sta che mi ha toccato.

Beatrice è una ventinovenne fidanzata con Matthias, il giovane rampollo di una maison di moda milanese dove lei stessa lavora.
poco dopo il suo ritorno da New York, dove insieme a uno sconosciuto inglese ha salvato la vita ad un uomo colto da infarto all'aeroporto, si ritrova un anello di fidanzamento al dito con una proposta di matrimonio da parte di Matt.
catapultata nei preparativi del suo matrimonio (gestiti dalla futura suocera, macchina da guerra per eventi) vive il sogno di ogni giovane donna che si prepara a vivere la vita con l'amore della sua vita, anche se...anche se tutto quanto ha un che di strano, qualcosa non torna, non le sconfinfera.

insomma lo sconosciuto inglese non si rivelerà poi tanto sconosciuto, si ritroveranno in un agriturismo toscano e si sconvolgeranno la vita a vicenda, in seguito alla scoperta di Beatrice che Matthias, il suo promesso sposo, la tradisce da tempo con Allegra, ovviamente la più stronza della casa di moda.

una via del centro storico di Genova
la letteratura rosa non è il mio forte, devo dirlo, ma ammetto anche di volerne sentir parlare ogni tanto, proprio per non affaticarmi nella lettura, per andare veloce, per vincere a mani basse...

l'ho finito ieri sera quando la notte era ancora lontana e potendo permettermi di non avere la sveglia presto, questa mattina, ho subito iniziato un nuovo libro di Bruno Morchio, Rossoamaro, sempre su ebook.
torno così tra le mura della mia Genova e di tutta la Liguria. è sempre bello immergersi in una storia di investigazioni  potendo vedere con gli occhi veri i luoghi citati e descritti.
piuttosto...dovrò un po' tornare a Genova. ne ho bisogno. I need to.

Love,
MC




venerdì 2 febbraio 2018

+4 *** SCHELETRI *** STEPHEN KING (o della fine del quarto libro nel 2018)

(quattro libri in un mese. bene).

è la terza raccolta di racconti di King che leggo da quando ho imparato a conoscere questo maestro della letteratura americana - anzi mondiale.
il titolo non promette niente di tranquillo, rispetto a Stagioni diverse e A volte ritornano e per certi versi è così, visto che alcuni racconti mi hanno fatto irrigidire un po' sulla sedia, il divano, il letto, il sedile della metropolitana o del treno, in base a dove mi trovavo mentre leggevo...

decisamente il racconto più avvincente (e lungo, quindi ben strutturato, lavorato, pieno di cose per far lavorare bene la fantasia di chi legge...) per me è stato La nebbia il quale mi ha lasciato dentro la nettissima sensazione che non guarderò più con così tanta indifferenza un banco di nebbia, ovunque esso sia. anzi, ogni banco di nebbia che incontrerò, penserò a King e ai suoi non meglio identificati mostri che bloccano una ventina di cittadini americani in un supermarket per due giorni, dove alcuni perderanno la vita ed altri...

così come ogni volta che, dalla spiaggia, vedrò un galleggiante fisso per bagnanti, ripenserò a La zattera e a quello che successe a quei quattro viziati adolescenti americani, che per fare l'ultimo bagno dell'estate al lago...finiranno col non farne più per tutta la vita.

o come La scimmia, la cui lettura mi ha coinvolto parecchio e fatto sentire nelle orecchie il suono dei piatti suonati, quello del metallo scadente, leggero, usato per i giocattoli dei bambini, che a volte alcune scimmie peluche hanno attaccato alle zampe anteriori.

il più nauseante è certamente stato L'arte di sopravvivere, dove un medico chirurgo, naufrago su un'isola deserta, cerca di vivere il più a lungo possibile...nutrendosi di sè stesso.

una caratteristica molto frequente nei racconti di King è non arrivare mai a svelare veramente la sorte toccata ai protagonisti delle sue storie. si intuisce, si immagina, si inventa e ingigantisce nella propria mente, il che può essere un bell'esercizio di fantasia per noi lettori ma anche un'arma a doppio taglio, generante scenari più o meno tragici e ricchi di dettagli. lo fa apposta, di certo. per questo lo amo.
così come amo, ogni volta, la sua apertura e chiusura del libro, dove si rivolge direttamente al lettore; ha un'ironia sottile, efficace, tagliente ma anche discreta. mi chiedo come sia parlargli dal vivo...

Adesso sono passata un attimo a ridurre la mia mente alla ruota usata dal criceto, giusto per aprire le finestre e far prendere aria alle sinapsi, con un Non basta dirmi ti amo della Daniela Volontè (non nuova nel mio ebook) che potrebbe essere relegato nella categoria Harmony come mi ha suggerito A. 😆 ma che ogni tanto serve. tra oggi e domani finirà tra i libri letti e probabilmente mai più leggibili ma dai, per 1.99€, mica possiamo aspettarci 'sta grande letteratura, no?

Love,
MC

sabato 20 gennaio 2018

TAGLIO O NON TAGLIO?

(disquisizioni sui massimi sistemi, stasera. occhio che i neuroni potrebbero stancarsi!😂)

qualche giorno fa mi è venuto in mente di tagliarmi i capelli.

hai 39 anni, dai, mi dicevo, inizia a fare i conti col fatto che non sei più una ragazzina ma ormai una donna, tu che hai sempre pensato e detto che "oltre una certa" le donne devono avere i capelli non più lunghi di un tot sennò sono ridicole...

ci ho pensato e ripensato, complice anche il fatto che ultimamente me li dovrei lavare un giorno sì e uno no, non di più, grazie alla meravigliosa aria che si respira a Roma o vai a capire per quale altro astruso motivo, fatto sta che iniziavo a rompermi di tutta questa manutenzione. 
Sarah Jessica Parker, 53 anni. Per dire...
che poi, a bene vedere, si tratta solo di lavarli, tenerli avvolti nel turbante di spugna una mezz'ora o fino a quando mi va, e poi asciugarli, con ben poca piega... insomma, più che altro è la breve resa successiva che mi rompe, che il lavaggio e asciugatura in sé. ma tant'è.

così ci ho pensato e ripensato, ho chiesto in giro e...ciao! niente, nada, nein. 
mi sono accorta che in giro ci sono donne ben più attempate della quipresente che portano fluenti chiome da ventenni, e ventenni non sono e la ventina l'hanno superata da un bel po', mentre io son qui, senza manco un capello bianco a 39 anni suonati (e visto che pare abbia preso da mia mamma, avrò davanti forse un'altra decade di immunità dal bastardo capello bianco) con i capelli a quasi metà schiena e mi preoccupo? ma anche no! 😋
finché non diventerò insofferente, andrò avanti anche se, conoscendomi, tra non molto mi verrà e qualcosa finirà per cadere ai miei piedi e a quelli del mio parrucchiere di fiducia, il mitico Franco Jr Anelli di Frascati...

per ora niente, continuo a fare la trentanovenne che non lo sembra, a detta di qualcuno, e a godermi le chiome fluenti. 
che poi c'è da dire che quando sono di una certa lunghezza hanno il loro fascino. 
embè sì, eh?!

Love,
MC

giovedì 11 gennaio 2018

+3 *** UNICO INDIZIO LA LUNA PIENA *** STEPHEN KING (o della fine del terzo libro nel 2018)

ho abbandonato L'ulivo e le pietre. ebbene sì, l'ho fatto ed ora giace nel luogo in cui stava prima e dove starà fino al ritorno alla sua casa, quella delle zie di Genova®
succede molto raramente che lasci perdere un libro. di solito tiro avanti a leggere, magari arranco un po' più del solito, altre vado spedita (tutto dipende dalla storia, da come le parole sono messe vicine e, perché no, dalla me in quel momento in cui leggo quel libro preciso...) ma arrivo sempre in fondo, in qualche modo. 
questa volta ho gettato la spugna abbastanza presto, devo dire, ma non capivo molto. la questione israeliano-palestinese, questo il tema di questo libro di Ugo Tramballi. non ci ho mai capito granché di questa storia e continuo a non capirci niente. sarebbe forse stata la volta buona capirci qualcosa, magari, solo che per me un libro deve farsi leggere se non altro con piacere: magari non travolge, non porta fuori dal tempo e dallo spazio (ma quando succede...goduria!) ma se nemmeno piace...beh, scusate, perché farsi del male in un momento che dovrebbe essere di relax mentale? 
ecco, sulla base di questo, ho chiuso il suddetto e niente, sono passata al successivo King della mia lista personale, sempre quella stilata dal mio personal trainer A. e quindi ho preso in mano la versione digitale di Unico indizio la luna piena.

una storia lunga un anno, perché questo libro di ben 47 pagine fu scritto in dodici episodi che, secondo l'iniziale progetto, dovevano essere inseriti in un calendario. 
sissignori, sarebbe stato pubblicato un calendario con episodi di un romanzo breve scritti da Stephen King ed immagini illustrative dell'episodio stesso. purtroppo il progetto naufragò ma non l'idea in sé, infatti parole e immagini vennero comunque pubblicate in un libretto che divenne Unico indizio la luna piena.
esiste la versione originale fatta di parole e immagini, nell'edizione cartacea; purtroppo per me in ebook ho potuto godere solo delle parole, ma ho avuto qualche soffiata dal mio personal trainer sullo stile dei disegni.

qui si parla di un lupo mannaro che ogni mese, al plenilunio, fa macello - nel senso letterale del termine - in una cittadina americana dove i suoi abitanti, dapprima increduli per i fatti accaduti e col passare dei mesi sempre più spaventati, si troveranno liberati da questo caos per mano della persona meno accreditata e meno popolare della città.

mi sta venendo in mente adesso che ad abitare in una cittadina americana in mezzo al nulla, con boschi nei paraggi e il tipico scenario da film tipo: l'unico distributore di benzina, l'unico locale dove andare a bere, l'unica stazione di polizia nel giro di 20 miglia... ci sarebbe stato da aver paura a sfogliare le pagine del calendario e leggere ogni episodio. 
il genio di King. ancora.
che poi a ben vedere, il linguaggio usato è anche molto semplice, comprensibile da tutti (proprio perché un calendario se lo comprano tutti, no? e quindi a tutti sarebbe dovuto arrivare il messaggio mensile) ma efficace.
bello. mi è piaciuto.

ora passo a Scheletri sempre di King e vediamo che succede.

Love,
MC

domenica 7 gennaio 2018

+2 *** LACRIME DI SALE *** PIETRO BARTOLO (o della fine del secondo libro nel 2018)

e' difficilissimo dire qualcosa di questo libro, difficile come non mai, come non mi è mai successo in tutti questi anni.

Pietro Bartolo è il medico di Lampedusa che presta il primissimo soccorso alle donne, i bambini e gli uomini che arrivano sulla sua isola, e lo presta solitamente sul molo se non direttamente sulle navi della capitaneria di porto.
un uomo, un medico. un eroe.

(...) provo a immaginare la scena di una mamma disperata che sa di dover morire da un momento all'altro. che non ha alternative se non quella di adagiare la sua bimba tra le braccia di un'altra donna. una donna che nemmeno conosce, un'estranea, con la quale ha condiviso solo quella porzione di viaggio e alla quale sta affidando ciò che ha di più prezioso. con la speranza che la compagna di traversata possa proteggere la sua creatura e fare in modo che almeno lei si salvi.
io credo che tutto ciò non sia umano. eppure accade ogni giorno, continuamente, e noi ce ne accorgiamo solo quando diventa "notizia", e poi facciamo presto a dimenticare, a tornare alla nostra routine. (...)


Pietro e Favour, la bimba affidata ad altre braccia..

forse questo basta a spiegare il mio stato d'animo leggendo e, soprattutto, cosa ho sentito dentro di me al sentire la prima "notizia" riguardante in qualche modo migranti in arrivo, in transito, sulla nostra terra.
mi è venuto il mal di stomaco che tante volte ha provato e prova Pietro Bartolo aiutando questi suoi, questi nostri fratelli disperati.
perché non puoi essere che disperata, se ti imbarchi da sola, incinta, con una bambina piccola che poi lasci nelle braccia di una donna sconosciuta.

che lo leggano tutti questo libro, a iniziare dai loschi figuri che siedono in Parlamento e poi tutti, tutti, indistintamente tutti.

Love,
MC

sabato 6 gennaio 2018

COME LE PIETRE DEL FIUME...

ogni tanto mi diverto a cambiare la grafica del blog; mi piacerebbe di più se potessi personalizzare fino in fondo il mio spazio digitale, ma le mie conoscenze informatiche pari a zero-virgola poca roba non me lo permettono (nonostante qualcuno mi ritenga una non dico esperta ma che sa barcamenarsi), quindi mi devo accontentare di quanto blogger.com fornisce. che poi non è male, per carità, è solo che, per esempio, ho foto che reputo bellissime, fatte dalla quipresente, che sarebbero su misura per lo sfondo, eppure restano lì, nell'archivio digitale da due terabyte...

lo sfondo che ho scelto questa volta mi sembra di non averlo mai utilizzato, da che sono nata su blogger, ma non è questo il punto.
il punto è che voglio fare come le pietre di questo fiume; se mi voglio dare un proposito per questo 2018 (parla una che fugge i bilanci di fine anno, di compleanni, di periodi e così via, così come i buoni propositi - se non altro perché a meno di scrivermeli, due giorni dopo averli pensati, puf, svaniti, andati...) è proprio questo: essere una pietra di fiume, senza traccia di muschio perché, seppur travolta dalla vita e dagli eventi (nel senso che non ho proprio una vita moscia, questo 2017 me l'ha insegnato e continua a farlo il suo collega più giovane), non mi sposto, resto lì, resisto. sarà da sistemarmi tra le altre pietre certo, lo farò e troverò il mio posticino, ma senza rotolare via. almeno, voglio provarci. e per rotolar via intendo non perdere il controllo, non venir spazzata da quello che vivo e che, non per scelta mia, mi rompe le scatole, così da potermi godere l'acqua addosso, quella fresca di montagna, che arriva dal ghiacciaio più in alto...

un proposito che per adesso ho fermato sullo schermo del computer e che mi tornerà alla mente ogni volta che passerò da qui. chissà come andrà, cosa ne verrà fuori.
questo 2018 è ancora tutto da scrivere.

Love,
MC

venerdì 5 gennaio 2018

+1 *** L'UOMO IN FUGA *** RICHARD BACHMAN (o della fine del primo libro nel 2018)

succede sempre così: il libro che inizio a fine dicembre, va sempre a finire l'anno dopo ed io, sempre, lo considero il primo della lista del nuovo anno.
questo L'uomo in fuga è il primo di quella che spero sia una lunga lista, più lunga di quella del 2017, visto che quella del 2016 era stata del tutto ragguardevole (2016 batte 2017 46 a 36, santi numi!).

questo mio sesto King letto (e sì, perché Bachman è solo uno pseudonimo di Re Stephen), l'ho finito mercoledì 3 gennaio tra il viaggio in metro per andare a lavorare e i minuti prima dell'inizio del lavoro (che per il lavoro che è non mi permette certo di farmi i fatti miei addirittura con un libro davanti - con la mente sì, a volte, ogni tanto-tanto), leggendo forsennatamente e senza curarmi di chi arrivava, diceva, parlava...
dovevo sapere come sarebbe finito, non avrei potuto resistere sei ore prima di vedere l'epilogo della storia e così è successo che alle 8:59 ho chiuso l'ebook con davanti la parola Fine. e nella mia testa si sono materializzate le parole porcamiseria 😨.

non c'è niente per cui provar paura andando avanti con le pagine, piuttosto ho provato un senso di disagio nel ritrovare scritte, ben 36 anni fa, cose, emozioni, pensieri che, cari miei, descrivono molto bene il corrente 2018 e il suo predecessore 2017, che forse ha più materiale di discussione in quanto più anziano. uno per tutti, che mi è rimasto impresso, è il concetto che se qualcosa veniva mostrato o detto in tri-vù (l'erede della nostra tivù) allora era vero, fuori discussione, realtà. che fosse assurdo o meno non importava, dal momento che il senso critico e valutativo dei cittadini era stato ridotto a zero...proprio per propinare la "realtà" scelta da altri attraverso lo schermo.

nell'anno 2025 Ben si ritrova, costretto dai tragici eventi che lo coinvolgono (non ultimo quello di appartenere alla classe svantaggiata della periferia della città in cui vive) a scegliere di partecipare al gioco dell'Uomo in fuga per provare a guadagnare soldi e poter curare la figlia piccola, gravemente malata.
l'uomo in fuga è un reality, diremmo oggi, pensato dalla Rete, dove il protagonista, ricercato da forze speciali dette i Cacciatori, guadagna 100 nuovi dollari americani per ogni ora in cui non si fa trovare, riuscendo a rimanere vivo. la posta in gioco è altissima, poiché i cittadini che lo vedono possono denunciarlo ai Cacciatori, i quali devono farlo fuori. questo è il loro lavoro, uccidere persone.
il tutto, in diretta tri-vu.

dramma psicologico per il protagonista, lo si tocca con mano, disperazione concreta, nostalgia di casa per la moglie e la figlia...
inaspettato finale, amaro, tragico. a tratti eroico, per me.

questo romanzo fa parte della lettura propedeutica che il mio personal trainer A. mi ha indicato e, come tutti gli altri King, è stato bevuto, assaporato, goduto e apprezzato al 100%.

ora mi fermo per un attimo e mi trasferisco in Italia con Lacrime di sale di Pietro Bartolo della libreria delle zie di Genova®, ma poi ho la scaletta di Re Stephen propedeutica a IT che mi aspetta! 😎

Love,
MC

Ps: a differenza di due sere fa, stasera in tv non c'è una mazza, nada, nothing, nichts... 😐



lunedì 1 gennaio 2018

STASERA IN TIVU'

quasi ogni sera, se come questa sono a casa a orari decenti per vedere un film in tv dall'inizio (quindi NON quando stacco alle 21) stasera in tv è quanto digito su google.com (senza il quale siamo tutti praticamente monchi, ormai. ma come facevamo a vivere senza, prima? boh!) e per la maggior parte delle volte la risposta che google.com mi dà è decisamente sconfortante, con il nulla cosmico disponibile sullo schermo piatto -e sono quelle sere in cui, alla fine, mi rifugio nel web o, meglio ancora, me ne vado a letto a leggere.
poi invece ci sono serate come questa che porcavaccaboia, il benedetto che le ha pensate (sia persona o computer) ha voluto farci smoccolare.
perché:

- RAI1: Roberto Bolle danza con me-tanta, tantissima roba, sprecata, occhei, perché l'etoile è gaio, ma tanta roba lo stesso, sia artisticamente che, ehm...anatomicamente;
- RAI2: Rapunzel della Disney - bello bello bello, come i cartoni Disney sanno essere, anche a 39 anni suonati (siamo tutti bambini dopo tutto);
- RAI3: Il gioiello del Nilo - ovverosia il sequel di All'inseguimento delle pietra verde, commedia avventurosa con un portentoso e fascinoso Micheal Douglas, che ho visto e rivisto e rivisto ancora da un certo punto della mia infanzia in poi, avendolo registrato su VHS;
- RAI4: Dracula di Bram Stoker - che ho visto pochi mesi fa in dvd e che rivedrei volentieri ma che il resto della famiglia schifa solo dal titolo, quindi nada...
- ITALIA1: Independence Day - senza il quale posso anche vivere ma che, perché no, ogni vent'anni posso anche vedere;
- RETE4: Via col vento -per il quale non c'è proprio niente da dire, se non una nota personale, ovvero che giusto ieri sera ho avuto per le mani e sotto gli occhi il famoso occhi-negli-occhi di Vivien Leigh e Clark Gable;
- PARAMOUNT PICTURE: Mona Lisa Smile - con la mia amica Julia Roberts nella versione al femminile de L'attimo Fuggente, che ho visto e rivisto ma che fa sempre piacere vedere - un po' tipo Pretty Woman, che però sta spanne e spanne sopra per il piacere di visione;
- SONY: Invictus - L'invincibile - filmone, che mi attira meno di altri e che, diciamo, passa, ma messo nel mucchio così, ti fa dire porcavacca...
- CIELO: Buon compleanno Mr.Grape - tanta roba anche qui, un giovanissimo Johnny Depp, quando ancora si lavava 😅;
- LA7: Il cowboy col velo da sposa - visto e rivisto anche questo quando ero ancora minorenne, e che mi farebbe piacere rivedere.

insomma, questo è quanto e per fortuna son finiti i canali e non ho Sky.

ci sono sere in cui il televisore è un complemento d'arredo e alte come questa, quindi ora domando e mi domando: se c'è una persona dietro a questa scaletta, è un microcefalo o uno stronzo che si diverte a farci scapocciare; se invece c'è un algoritmo, l'umano che l'ha messo insieme deve essere lo stesso microcefalo di cui sopra, sennò non si spiega.
detto questo, pare che il telecomando si sia nel frattempo fermato su Rai2, più o meno volontariamente...

Love,
MC

+7 *** LE COSE CHE NON TI HO DETTO *** BRUNO MORCHIO (o della fine del settimo libro nel 2018)

ho finito di leggere questo libro qualche giorno fa ma per una serie di motivi futili e non, riesco a parlarne solo ora (ma perché mi sono i...